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Emilio

Emilio prende vita dall’osservazione di un’abitazione di Porto San Giorgio e deve il suo titolo al nome dell’uomo che lì ha vissuto fin dalla sua nascita. Emilio, dal 1954, ha annotato sulle pareti esterne – scrivendo direttamente sui mattoni – gli eventi per lui più rilevanti. La sua era una manifestazione della memoria individuale, la cui stratificazione contribuisce oltremodo alla memoria collettiva del momento presente. Sulle mura, osservazioni individuali su fenomeni naturali o eventi storici si fanno substrato di un ricordo che diventa patrimonio collettivo. Un occhio attento e straniato, ingenuo e puro, si rivolge a una realtà che scorre apparentemente uguale a se stessa nel lento fluire della piccola provincia: ininterrottamente, per cinquanta anni, ne ha saputo cogliere il divenire e la sua traccia indelebile, per poi riconsegnarlo ai posteri, scegliendo per sé il ruolo di narratore silenzioso della sua cittadina.


“Nel 1954 E. annotò su un mattone della facciata della propria abitazione
un evento rilevante per la sua cittadina.
Fonte di ispirazione furono le scritte, in dialetto, apposte
sui muri delle case di un paesino durante la seconda guerra mondiale,
aventi lo scopo di diffondere pettegolezzi locali.
Usò il lapis, generalmente utilizzato dai muratori.
Da quel momento continuò a conservare la memoria
di qualsiasi accadimento attirasse la sua attenzione o colpisse
la sua sensibilità. Appuntò eventi meteorologici, fatti legati
alla campagna circostante e avvenimenti straordinari,
dalle lucciole nell’ orto allo sbarco sulla Luna.
Evitò i mattoni più esposti alle intemperie.
Il trasferimento a Milano per lavoro, durato cinque anni,
non interruppe la sua attività; prese nota di tutto ciò che
riteneva utile per poi trascriverlo sui mattoni una volta tornato a casa.
Con il passare dei decenni esaurì lo spazio a disposizione sulle mura,
quindi identificò nuovi supporti in calendari cartacei.
Fu protagonista di una storia singolare, riportata su una rivista di caccia del 1974.
Aveva in casa un cucciolo di volpe, Sascia, da lui svezzato e addomesticato, tanto da portarlo con sé al guinzaglio.
Il 16 Ottobre 1972, all’alba, un operaio addetto alla costruzione del cavalcavia dell’autostrada attigua alla sua dimora,
passando in auto, vide la volpe seduta sull’uscio.
Prese la mira e sparò, uccidendola.
Ancora oggi le motivazioni restano ignote ed inspiegabili.”



2020
Stampa inkjet, 160 x 240 cm
Testo battuto a macchina su carta marcata naturale 100g, 37 x 27,5 x 5 cm
Stampa ai sali d’argento su carta baritata opaca, 44 x 33 x 5 cm
Link
https://www.ceciliadelgatto.it/emilio-p22708

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